18 Lug Lettera di Luciano Iurich e intervista: RSA e case di riposo durante Covid19
Più della metà delle morti durante la pandemia Covid19 sono avvenute all’interno di case di cura per anziani (OMS).
Noi pensiamo fermamente che ciò sia stato causato solo marginalmente dal virus.
L’infermiere coordinatore di una struttura residenziale per anziani, Luciano Iurich, nel pieno della crisi, ha scritto una lettera accorata al primo ministro per mettere in luce ciò che le misure draconiane hanno provocato sotto l’aspetto umano, aspetto di cui né la politica né gli organi di informazione si sono mai occupati e che invece, probabilmente, ha avuto un ruolo fondamentale nella tragedia.
Pubblichiamo qui la lettera integrale, e più sotto la nostra intervista a Luciano.
Forlì, 5 aprile 2020
Signor Conte,
se quando dovrò morire i miei figli mi faranno passare il dramma che i nostri anziani stanno vivendo oggi, so che sarà soltanto il prezzo da pagare di quanto i suoi illustrissimi esperti consiglieri dello stato stanno facendo vivere a loro in questi giorni.
Sono un infermiere e come tanti miei colleghi oggi siamo chiamati a svolgere con la massima responsabilità la nostra professione e vorremmo farlo in sicurezza e nel rispetto delle nostre scelte e competenze professionali.
Ma non sarà questo il tema, trito e ritrito, della mia missiva. Non le parlerò di 12-14 ore di lavoro che noi sanitari svolgiamo con dedizione ogni giorno senza riposi e mal pagati.
Sono il coordinatore infermieristico di una residenza per anziani ed è di loro che le voglio parlare perchè è in queste strutture che il dramma di questo sopravvalutato contagio assume contorni tragici rispetto alle difficoltà che senz’altro esistono in ambiente ospedaliero.
Qui, tanti nostri vecchi vivono, e qui, nelle case di riposo, hanno trasferito la loro memoria.
C’è chi è venuto da casa coi suoi mobili ad arredare la stanza e c’è chi è venuto con una piccola scatola di ricordi. Ma ognuno di loro è venuto qui perchè questa sarebbe stata la sua nuova casa, i suoi nuovi amici e la sua nuova famiglia.
Ci è venuto quello che la famiglia non ce l’ha più, quello che la famiglia “è meglio così” e quello che la famiglia piangeva perchè non sapeva come fare per tenerselo in casa, per motivi economici o di impegno lavorativo.
Noi operatori e le famiglie siamo talmente preoccupati che la rabbia ci sta obnubilando e ci fa spesso litigare. La distanza che li separa dai loro cari è comprensibile ma le informazioni che circolano sui giornali e in televisione, i numeri che non tornano, la preoccupazione verso questa abnorme emergenza crea dissapori che fanno male a noi, ai nostri ospiti e alle loro famiglie.
Comunque sia, queste fragili persone, sono arrivate da noi e hanno accettato questa loro nuova sistemazione, si sono portate tutto ciò che gli serviva per ricostruirsi un po’ del loro mondo qui e per riuscire ad accomodarsi accordando i loro sentimenti contrastanti.
Hanno vinto la paura e la sfiducia ed oggi hanno noi operatori come loro punto di riferimento.
Poi è arrivato il coronavirus e con questo contagio è arrivata la paura dei più giovani che vogliono contenerlo con l’assurdo entusiasmo di queste misure restrittive inutili ma anche deleterie.
Queste regole, signor Conte, stanno strappando la vita ai nostri vecchi.
Quando è arrivato il contagio qui da noi, come tutte le sfortune, non è arrivato da solo. Con esso è arrivata la sanità pubblica con i suoi dettami.
Allora abbiamo strappato dalla loro casa i nostri nonni, li abbiamo convinti che era meglio così, che, come in guerra, dovevano lasciare tutto li, tanto sarebbero tornati. Così, in pochi giorni, tutto il reparto è stato rivoluzionato. Tonino è andato a casa di Rina, Giovanni a casa di Rita, Maria e Pierina sono andate a casa di Ugo e Graziella dove hanno trovato cose e ricordi estranei ed oggi girano con la circospezione di chi vive in casa d’altri e si sentono usurpati e usurpatori insieme e mentre vivono questo dramma vedono entrare ed uscire il personale vestito come “robot”, come ci ricordano ogni volta che gli parliamo.
Chiudono gli occhi guardando le foto di famigliari altrui su un comodino sconosciuto.
Nonostante questo i contagi aumentano perchè i freni che ci avete detto di mettere erano già consumati.
O forse i contagi erano sempre esistiti ma silenti non producevano alcun danno, mentre ora la paura li consuma dentro e ciò grazie agli esperti con loro le misure di sicurezza e di contenimento cui fa seguito la follia con cui si stà cercando di contenere ciò che stà già facendo da solo il suo corso: tute, guanti, calzari, mascherine, occhialoni e lo spavento dei nostri vecchi quando ci vedono entrare nelle loro estranee nuove stanze.
Neanche ci riconoscono più, vestiti così, e il senso di protezione si è perduto.
Misure, sulla carta, tutte molto giuste, con il loro senso in un caso diverso da questo del coronavirus, se così si può dire.
Protocolli alienati dal senso della nostra piccola comunità.
Stavano tutti bene signor Primo Ministro, ed aspettavano la morte serenamente, almeno fino a quando i tamponi li hanno etichettati come “positivi” e da allora abbiamo iniziato involontariamente ad ucciderli, non di Covid-19 ma di crepacuore, di lontananza, di scocciature e la polmonite, in esseri umani così fragili e così bistrattati prima o poi arriverà facendo cantare vittoria a chi crede di essere nel giusto coi suoi numeri (sbagliati) con cui conta, con macabra energia, i morti.
Se non l’avessero saputo, probabilmente come ogni anno, coi numeri di ogni anno o poco più, qualcuno di loro sarebbe morto, di vecchiaia avrebbero detto tra loro, e molti altri avrebbero aspettato il loro futuro divenire con serenità accanto ai loro cari.
Invece è arrivata la sanità pubblica coi suoi protocolli operativi, li ha strappati dalle loro case chiamandole camere, li ha strappati dai loro momenti di aggregazione, pericolosi ma felici e gli ha imposto un regime militare di regole da seguire che, me lo consenta, non servono proprio a niente, se non a creare malumore e timori anche tra il personale di assistenza e sanitario già stremato da turni e carichi di lavoro impossibili.
Un regime militare che loro ricordano meglio di noi, perchè l’hanno già vissuto e perchè non si aspettavano che figli come Lei, e come i suoi del CTS, glielo avrebbero fatto rivivere solo per un poco di notorietà.
Oggi i nostri vecchi ci chiedono perchè!
Perchè non mi stai lasciando morire vicino alle mie cose e ai miei cari? Perchè, dopo tutta la fiducia che ti avevo dato, ora mi tratti così? Perchè mi strappi alla mia vita ora che me l’ero appena ricostruita qui?
Cosa dovremmo rispondergli signor Conte?
Perchè l’illustrissimo esperto ha pensato che era meglio così?
Perchè se non facciamo come ci dicono potrebbero denunciarci per non aver fatto il nostro dovere, per non aver rispettato i protocolli?
Perchè dobbiamo proteggerci?
Proteggerci da cosa?
I numeri ce lo raccontano signor Conte, questa epidemia si sta diffondendo con la stessa naturalezza di qualsiasi altro virus para-influenzale del recente passato ed è appena più pericoloso.
Il più della sua pericolosità risiede in questa assurda, incontrollata e fantomatica gestione.
Non mi interessa più quello che le dicono i suoi illustrissimi esperti, verso i quali nutro fortissimi dubbi di competenza e capacità, perchè non c’è laurea o esperienza o inquadramento lavorativo che salvi dall’ignoranza.
I suoi consiglieri sanitari sono degli emeriti ignoranti!
Non hanno la capacità di vedere dove stanno applicando i loro protocolli sanitari e quali danni stiano procurando proprio a chi dovrebbe essere veramente protetto, ma in ben altri modi, rafforzando gli ospedali per esempio, piuttosto che perdere tempo e risorse in questo irrealistico e illiberale contenimento.
Il nostro sistema sanitario nazionale è stato recentemente bistrattato ed ora fanno pagare i disservizi alla popolazione, in questo modo terroristico.
Ci spaventano con i numeri per nascondere le loro mancanze. Questo è il succo, ma i danni li paghiamo noi cittadini.
E badi bene, non parlo di chi lavora in prima linea, persone, esseri umani, medici e infermieri e assistenti, che cercano anche loro di districarsi in mezzo a questo caos e ci mettono tutto l’impegno e la responsabilità che si richiede.
Parlo di chi siede dove non dovrebbe sedere, lassù, ai piani alti o negli uffici e che non ha la minima idea di quali danni stia provocando la sua ignorante decisione di voler sconfiggere un virus con questo tipo di trasmissione e queste criticità.
Signor Primo Ministro: io la stimo moltissimo, credo che Lei sia una persona onesta e volonterosa, ma i suoi collaboratori non lo sono altrettanto, a loro interessa solo mostrarsi, far vedere che hanno piani ben studiati per gestire la situazione, ma non è così! Non hanno nessun piano e sono deleteri!
Io lo faccio il mio dovere signor Primo Ministro, rispetto da bravo soldatino i vostri ordini, ma non sto zitto, perchè quando arrivo a casa piango per i miei vecchi, piango perchè stò facendo a loro quello che mai avrebbero meritato e che mai avrei voluto fare e lo devo fare per colpa vostra!
Nessuno, signor Conte, dei suoi illustrissimi esperti, è venuto a vedere se i loro inefficaci protocolli da film d’azione all’americana si potevano realmente applicare con giudizio e con beneficio, nessuno ha calcolato la violenza psicologica che stiamo facendo proprio a chi vorremmo salvare, chè di salvarsi ci sperano anche loro, ma fino a un certo punto, se questo è il prezzo da dover pagare.
Hanno creato, all’interno di queste importanti strutture, che si sono sempre occupate efficaciemente dei nostri fragili anziani, nonostante i tagli, una rivoluzione tale, con le loro stupide procedure operative, che li stanno facendo morire con una violenza inaudita che se all’interno ci fosse un suo genitore non credo che manterrebbe la sua biblica ed empatica calma che la caratterizza nel cuore di noi italiani.
Niente assistenza psicologica, niente analisi delle strutture architettoniche da trasformare in reparti Covid, niente ascolto delle esigenze e delle difficoltà degli ospiti e di quelle di tutto il personale: impiegati, medici, infermieri, oss e ausiliari. Gente che lavora spaventata dai dati (sbagliati) che trasmettete calcolando i morti con superficialità tanto per far numeri grossi e rumorosi.
E’ una rivoluzione, quando arrivano le escrescienze locali dei suoi esperti, che semina panico e morte, molto più del flagello virale.
Forse, signor Conte, nell’equipe che si occupa di questa emergenza, avete dimenticato di interpellare l’unica figura che si occupa dell’assistenza, del benessere olistico dell’essere umano: l’infermiere. E se ne avete interpellato uno, signor Primo Ministro, era quello sbagliato, perchè qua, sul territorio, nelle case di riposo, nei pensionati, nelle comunità, nei servizi residenziali non sanitari, è arrivato l’inferno.
Non riesco ad esprimerle tutto il mio rammarico e tutta la mia rabbia per come ci state trattando con la scusa di una pandemia che si pretende di contenere come a fermare le zanzare con la graticola, con l’aggravante di essere senza materiali, presidi, personale e strutture idonee, oltre che di aver terrorizzato oltre misura la popolazione (e quindi anche chi lavora in assistenza e sanità) creando panico coi disservizi che ne conseguono.
Semplicemente i suoi collaboratori si son dimenticati di calcolarci nei loro piani, noi e quella parte di popolazione colpita, gli anziani. Hanno dimenticato di provare a salvare, per davvero, efficaciemente, proprio i vecchi che vivono in comunità.
Verrebbe da ridere se non fosse terribilmente serio!
Avevo quasi paura ad espormi con tanto di nome e cognome vista la fine che fanno le persone che oggi si esprimono fuori dal coro, ma io sò di cosa parlo e lo faccio con competenza e non mi importa più in questo momento se questa missiva serve a salvare i nostri nonni, pagherò con responsabilità le mie parole e metto cognome e nome su questa mia preghiera nei suoi confronti.
Le dico solo che avrei molto di più da dirle e da suggerirle e che ciò che potrei dire e mostrare la influenzerebbe significativamente e che sono disponibile a farlo.
Con stima.
Iurich Luciano
Coordinatore infermieristico struttura residenziale per anziani