Guarda il filmato dell’intervento “L’ ESPERIENZA E’ PIU FORTE DEL DNA” della dottoressa Eleonora Meloni (biologa) al convegno “Siamo vivi per miracolo – davvero siamo così malati come ci dicono?”, svoltosi a Milano il 26/04/2015

Con questo mio intervento mi propongo di fornire qualche accenno di Epigenetica in modo semplificato con l’intento di suscitare in voi la curiosità di ulteriori approfondimenti e con la speranza che possiate cogliere le implicazioni che queste conoscenze recenti possano avere sulla vita quotidiana di tutti noi.

Scopriremo che siamo artefici del nostro modo di essere e di funzionare più di quanto crediamo e più di quanto posssiamo immaginare e il titolo suggerisce come le esperienze di vita che facciamo ci influenzino.

Tutta l’informazione di come siamo fatti e come funzioniamo, detto CODICE GENETICO, è contenuto nei GENI che sono a loro volta delle porzioni di una lunghissima molecola a doppio filamento spiralizzato detta DNA. Una copia di tutto il nostro DNA , ovvero di tutto il CODICE GENETICO, è contenuto in ogni cellula del nostro organismo.

La Genetica è quella branca della scienza che studia il codice genetico, l’informazione di come siamo fatti e di come funzioniamo. Secondo la genetica classica esistono due assunti che sono stati considerati il fondamento di questa scienza:

1 Ogni gene contiene una sola informazione.

2 E’ il gene stesso che decide di accendersi, attivarsi per esprimere e manifestare l’informazione in esso contenuta.

Potremmo paragonare il DNA ad un’orchestra e i geni agli strumenti musicali: secondo la genetica classica è come se in un’ orchestra ogni strumento decidesse da sè quando suonare, cioè ogni gene decidesse da sè quando esprimersi. In genetica classica si parla di PRE-DETERMINISMO GENICO: si nasce con un corredo genetico pre-costitito la cui manifestazione biologica e funzionale è già determinata. In questo caso saremmo portati a pensare che il nostro destino sia già determinato ed ineluttabile. D’altronde quante volte  ci capita di dire , o sentiamo dire,  la frase che meglio riassume questo aspetto di determinazione del nostro modo di essere: “Cosa ci posso fare?…Io sono fatto così”.

La genetica si basa fondamentalmente su analisi genetiche ovvero sullo studio del materiale genetico, del DNA e dei  geni di cui è costituito. Con le analisi genetiche si possono conoscere caratteristiche fisiche, funzionali, attitudinali, ma si ritiene anche di poter stabilire la  predisposizione a certe malattie come l’obesità, , le cardiopatie, il diabete, i tumori…

La conseguenza di questo approccio è che siamo portati a pensare che siamo vittime dei nostri geni, che i geni controllino la nostra esistenza (salute, malattia, carattere etc..) e di conseguenza pensiamo passivamente che non possiamo fare nulla per cambiare le cose.

Ma se cominciamo a cercare un po’ di informazioni di studi recenti possiamo per esempio scoprire che la Società Americana di Oncologia ha affermato che solo  per il 5% dei tumori si può parlare di “familiarità” e che quindi il 95% di essi non ha alcuna connessione genetica. (http://www.medicitalia.it/minforma/oncologia-medica/69-tumori-ereditari.html ; http://www.asco.org/practice-research/familial-risk-assessment-management  sito della Società americana di Oncologia ASCO)

Questi sono dati importanti ma che vengono letti con superficialità, in primis da noi stessi. Da questi risultati si può comprendere  che certi timori di ereditarietà del cancro possono acquisire un altro significato se non addirittura non avere più alcun senso di persistere nelle nostre menti come delle credenze.

La responsabile dell’Unità di Epidemiologia e genetica del policlinico di Milano ha affermato, in un recente studio pubblicato sulle riviste di genetica, che “…molte  persone monitorate da loro, e risultanti portatrici di un gene del cancro, in realtà non sviluppano la mallattia!” ( http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/articoli/2004/08_Agosto/30/ereditarieta.shtml ). Come si spiega questa evidente inconguenza con il determinismo genetico classico?

Spiegazioni logiche , o meglio, bio-logiche (logiche per la vita) ci vengono dall’ EPI- GENETICA, quella scienza che negli ultimi 30 anni sta spostando il focus dai geni, come entità decisionali, ad un sistema di controllo esterno ad essi. Essa studia i meccanismi di attivazione dei geni, ovvero cosa li attiva e come vengono attivati. Secondo gli studi di epigenetica il gene è solo il contenitore dell’informazione  e non ha alcun potere decisionale di quando attivarsi, ma attende un comando proveniente  dall’esterno della cellula.

Da questo nuovo punto di vista il DNA è l’orchestra in cui c’è un direttore che dirige gli strumenti : questo direttore si chiama CONTROLLO EPIGENETICO. Si tratta di una serie di segnali che provenendo dall’ambiente extracellulare coordinano l’attivazione dei geni a seconda delle necessità, come risposta dell’organismo a stimoli esterni.

Facciamo degli esempi di alcuni studi fatti per comprendere come funziona il controllo epigenetico a livelllo fenomenologico.

Le piante ad infiorescenza hanno un determinato momento per fiorire. Si è visto che tale momento dipende dalla temperatura ambientale. La pianta percepisce la temperatura ideale e con una serie di reazioni biochime l’informazione arriva fino al DNA nel quale vengono espressi i geni per l’infiorescenza. Specie di piante diverse si attivano in base a temperature diverse. Cambiando la temperatura ambientale l’infiorescenza si blocca.

Uno dei primi esperimenti di epigenetica fu fatto sul coniglio himalayano. Si tratta di una specie che vive a 25°C e presenta il pelo di colore bianco con le estremità del corpo di colore nero. Se messo a vivere a temperature superiore ai 30°C il pelo diventa totalmente bianco, viceversa, se messo in condizioni di temperatura inferiori a 15°C il pelo diventa per la maggior parte nero. L’esperimento prevedeva di mettere un sacchetto del ghiaccio a contatto con la schiena del coniglio e, dopo un determinato periodo di tempo si osservava che  il pelo sottostante si presentava di colore nero. I geni che esprimono l’enzima per la colorazione nera del pelo erano temperatura-dipendenti.

Si è visto che dei gemelli omozigoti,  separati alla nascita, nonostante condivedessero lo stesso identico DNA, avevano sviluppato nell’arco della loro vita  aspetti fenotipici, ossia, delle caratteristiche fisiche e fisiologiche assai diverse. Questo può essere spiegato con il fatto che non a tutti e due gli individui si siano espressi gli stessi geni, fortemente influenzati dalle diverse condizioni ambientali (familiari, sociali) in cui ciascuno aveva vissuto.

L ‘argomento si fa ancora piu interessante quando, svolti degli studi su gemelli omozigoti, non separati alla nascita, si è potuto osservare che comunque delle sostanziali differenze strutturali e funzionali si manifestavano durante il corso della loro vita, sebbene i due individui stessero crescendo  nella stessa famiglia e frequentassero lo stesso ambiente sociale. Come può il medesimo ambiente fare esprimere negli stessi DNA dei geni differenti? Forse è implicato come i due soggetti abbiano vissuto soggettivamente le medesime esperienze? Gli studi di epigenetica stanno confermando proprio questa ipotesi.

Da queste osservazioni si è potuto concludere che l’ambiente in cui l’organismo vive influisca su quali geni esprimere e quando esprimerli.

Ma cosa vuol dire che l’ambiente influenza l’espressione dei geni?

Come gli stimoli ambientali attivano o bloccano i geni?

Il cervello risponde agli stimoli ambientali, sia interni all’organismo che esterni ad esso, in modo automatico, producendo delle molecole, NEUROPEPTIDI E ORMONI,  che vengono diretti all’organo bersaglio interessato a reagire, per meglio adattarsi al cambiamento ambientale in corso. Segnali, molecole, arrivate sulla membrana cellulare delle cellule bersaglio vengono riconosciute da recetori di membrana i quali con una serie di reazioni biochimiche fanno arrivare al gene appropriato il comando di attivarsi o di bloccarsi, affichè vengano prodotte le giuste proteine (strutturali o funzionali)  che in quel momento occorrono all’organo per fare fronte alla richiesta ambientale in atto. Ad esempio, l’attivazione di cellule dello stomaco per produrre acido cloridrico non cambia se nello stomaco c’è cibo o c’è “un boccone indigesto”. Il cervello non distingue e reagisce con lo stesso programma automatico – produzione di acido cloridrico – per facilitare la digestione del materiale reale o percepito nello stomaco.

La  modalità con la quale soggettivamente percepiamo gli stimoli ambientali, attraverso i nostri sensi e sentiti profondi, mette in atto una serie di reazioni biochimiche, bio-elettriche e, dagli studi della medicina quantistica, informazioni bio-frequenziali, nel nostro organismo per meglio adattarci ai cambiamenti ambientali repentini, talvolta inaspettati e scioccanti. Queste conoscenze ci aiutano a comprendere ciò che avviene nel nostro corpo è Bio-logico, logico per la vita, e che le malattie non sono errori di inceppamento della macchina, ma dei programmi biologici che si attivano in modo automatico per far fronte ad un cambiamento avvertito biologicamente (e non psicologicamente) come pericoloso o potenzialmente tale. Ogni cosa che avviene alla nostra biologia è la miglior risposta che il nostro organismo può dare per affrontare i continui cambiamenti ambientali.

Ma cosa dice al nostro cervello di produrre neuropeptidi e ormoni?

Il cervello reagisce agli stimoli ambientali in base alle PERCEZIONI che abbiamo del mondo, in modo conscio ed inconscio, mediante organi di senso e recettori. Noi percepiamo la realtà esterna al notro organismo attraverso dei recettori che costitiuscono i nostri organo di senso : vista, udito, olfatto, gusto, tatto, ma abbiamo anche altri recettori che percepiscono variazioni interne all’organismo stesso: recettori per la temperatura, la pressione, il grado di ossigenazione, di idratazione e cosi via. In più a questo tipo di percezioni fisiche noi percepiamo anche attraverso emozioni, ricordi, pensieri, immaginazioni che dipendono dal nostro sistema di credenze con il quale interpretiamo e ci muoviamo nel mondo e  che è soggettivo e personale.

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Guardando la figura alcuni vedranno degli uomini neri che chiaccherano, altri vedranno delle colonnine bianche. Ciascuno vede e interpreta in modo soggettivo  la realta che lo circonda e attribuisce dei significati suoi personali in base al suo percepito che a sua volta è frutto delle esperienze vissute e registrate in memeoria.

Grazie a queste scoperte di epigenetica si è potuti arrivare ad un nuovo punto di vista di come siamo fatti e come funzioniamo. Secondo l’epigenetica la causa dell’attivazione di un gene non è il gene stesso, come sosteneva la gentica classica, ma è la mia personale percezione che ho dell’ambiente.

A questo punto si può anche rivedere il concetto di malattia da un altro punto di vista. L’attivazione o il blocco di un gene (prima considerato un difetto o un errore di inceppamento della macchina), non è più da considerare la CAUSA di una malattia, ma diventa essere l’EFFETTO di come la mia biologia sta reagendo ad uno stimolo ambientale in base a come io personalmente lo percepisco.

Con questo cambio di prospettiva le implicazioni sono molte e non sempre sono comode per il nostro modo di pensare al quale siamo stati fino ad ora abituati ed affezionati: se con la visione della genetica classica ero vittima dei miei geni «impazziti» o «ereditati», ora posso partecipare ATTIVAMENTE per iniziare a fare qualcosa di diverso e aiutare la mia biologia a RE-agire diversamente.

Cosa si può fare per iniziare?

Forse vale la pena prendersi uno spazio e fermarsi un momento a riflettere… Quello che percepisco è l’unica realta possibile? Ha senso la mia arrabbiatura, il mio rancore, la mia paura, la mia gelosia… o posso vedere il meccanismo che mi sta tenendo in scacco da altre prospettive?

Il mio non è un suggerimento di pensare “positivo”, ma di pensare e agire “diverso” da come si è fatto fino ad ora.

L’argomento è molto vasto perchè, come avete potuto assaggiare, tocca molti argomenti che meriterebbero ciascuno tempo e pratica. Tuttavia in questa breve presentazione mi auguro di avervi solleticato la curiosità ad approfondire.

Buona ricerca a tutti!

……………………..

Eleonora Meloni (Dott. in Biologia con perfezionamento in Medicine Naturali e Tecnologie Biomediche)
Per contatti: meleonora2013@gmail.com

Dopo essermi dedicata per circa sette anni alla docenza in corsi per infermieri e all’alimentazione e controllo del peso, ho iniziato a cercare qualche cosa che andasse a completare quella parte meno meccanicistica e piu energetica relativa al benessere della persona.

Oggi mi piace definirmi ricercatrice indipendente: da più di dodici anni svolgo ricerche , studi, sintesi di lavori e risultati prodotti dal mondo scientifico passando dalla biologia, all’energetica della Medicina Tradizionale Cinese (attraverso lo shiatsu e la moxibustione), alla fisica delle bio-frequenze, alle 5 leggi biologiche scoperte dal Dott.Hamer.

Sono docente alla “Formazione Professionale 5 Leggi Biologiche”, una formazione quinquiennale affiliata all’Université Européenne Jean Monnet di Bruxelles.

Sono consapevole che la strada della conoscenza sia lunga e probabilmente infinita, e soprattutto non sia univoca, ma sento essere giunto il momento per me di divulgare la sintesi alla quale fino ad ora sono arrivata sia come studiosa che attraverso la mia esperienza diretta con la “brutta malattia”.

La conoscenza come primo passo! Ed è per questo che mi dedico alla divulgazione di concetti scientifici rendendoli semplici e pratici, alla portata di tutti.

……………….

Riferimenti

Articoli:

-           http://www.asco.org/practice-research/familial-risk-assessment-management  sito della Società americana di Oncologia ASCO;

-          http://www.medicitalia.it/minforma/oncologia-medica/69-tumori-ereditari.html ;

-          http://www.lescienze.it/news/2005/07/08/news/gemelli_identici_con_differenze_genetiche-584707/  (da Le Scienze del 2005 edizione italiana di Scientific American), studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences»

-          http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/articoli/2004/08_Agosto/30/ereditarieta.shtml

 

-          http://www.lescienze.it/news/2012/06/13/news/epigenoma_epigenetica_neonato_centenario_invecchiamento_metilazione_cambiamento_espressione_geni-1085236/ articoli di epigenetica sulla rivista italiana “Le Scienze”(versione italiana di “Scientific American”);

-          http://www.pnas.org/search?fulltext=epigenetic&submit=yes&x=0&y=0 un sito che riunisce tutti gli articoli delle maggiori riviste scientifiche (digitando epigenetic risultano piu di 3.000 pubblicazioni!)

 

Libri divulgativi:

  • “Molecole di emozioni” di Candace Pert,
  • “La biologia delle credenze” di Bruce Lipton,
  • “Evoluzione spontanea” di Bruce Lipton,
  • “Evolvi il tuo cervello” di Joe Dispensa,
  • “La medicina quantistica” di Piergiorgio Spaggiari,
  • “La malattia  è un’altra cosa” –introduzione alle 5 Leggi Biologiche- di Marco Pfister e Simona Cella

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