L’obiettivo del progetto è portare la persona a comprendere che la comunicazione, la parola, non è mai neutra: porta con sé un messaggio più profondo, che produce un effetto nel mondo percettivo della persona, creando un vero e proprio scenario interiore in chi l’ascolta.

Il problema è che la persona compirà le sue scelte spinta proprio da questo messaggio profondo, cioè agirà in modo emotivo, automatico, non consapevole.

Vogliamo offrire attraverso le nostre pagine, gli strumenti adeguati perché la persona possa riconoscere tali ipnosi e valutare il messaggio per quello che è, soprattutto quando si tratta di salute. Perciò, osserveremo quali sono le meccaniche di funzionamento che rendono un messaggio ipnotico e come de-ipnotizzarci. Tutto questo verrà analizzato contemplando tre livelli di comunicazione: quella interpersonale, la comunicazione di massa e nell’ambito scientifico.

Riteniamo fondamentale che la persona abbia la capacità di scegliere consapevolmente, in modo autonomo ed autodefinito, cosa sia il meglio per sè.

Guarda il filmato dell’intervento di Simona Cella “Comunicazione ipnotica, salute e medicina” alla presentazione dell’Associazione Salute Attiva Onlus. Clicca qui per scaricare il pdf dell’articolo.

Ogni giorno sui giornali, specializzati e non, in TV e sui mezzi a larga diffusione, nei convegni e nelle manifestazioni a tema, apprendiamo notizie eclatanti: nel campo medico e della ricerca, vengono quotidianamente annunciate nuove scoperte, e farmaci miracolosi che risolveranno in modo definitivo un mare di problemi legati alla salute.
E per fortuna, perché contemporaneamente, ci informano che la nostra salute è costantemente messa a rischio da nuove insidiose malattie.

E che si tratti di buone o cattive notizie, la percezione che danno della ricerca medica e delle nuove prospettive di cura, è di una continua crescita evolutiva.

 

Quando però dobbiamo prendere delle decisioni in merito alla nostra salute o a quella dei nostri cari, ci sentiamo confusi e, paradossalmente, più ci informiamo e più la confusione aumenta.

Se poi abbiamo a che fare con un problema importante, o una diagnosi grave, la confusione diventa panico.

… Come mai?

 

La confusione che proviamo è causata da una grave discrepanza tra le grandi promesse giornalistiche e ciò che accade in realtà. Quando chiediamo chiarimenti, le informazioni che ci vengono date sono spesso parziali, confuse e contraddittorie.

 

In effetti se da una parte l’informazione che riceviamo è che la ricerca medica procede a passi da gigante, l’esperienza personale invece ci conferma che:

a)      in realtà si muore quanto prima

b)      che spesso le cure sono più devastanti della malattia stessa

c)      quando chiediamo al medico -cosa sta accadendo? Perché a me? Quali le possibili terapie?- molto spesso la risposta non c’è. Ci viene invece indicato il farmaco o il protocollo da seguire, proposto come unica possibilità di intervento.

 

Vediamo nei particolari, alcuni esempi di come possa nascere questa incongruenza

 

1. Troppo spesso notizie date per certe, vengono successivamente smentite!

Un’ annunciata catastrofe sanitaria, anni dopo, viene messa in discussione svelandone i retroscena economici.

Es: H1N1

Nel luglio 2009 il ministro Fazio dichiara che la nuova influenza in Italia,
entro marzo, provocherà dai 3 ai 4 milioni di casi, notizia riportata su tutte le maggiori testate d’informazione. E la situazione deve essere davvero grave dato che gli articoli enunciano: il siero, ancora in fase di sperimentazione, sarà somministrato innanzitutto ai lavoratori dei servizi essenziali (medici, infermieri, poliziotti e vigili del fuoco). Accanto a questi la vaccinazione sarà garantita alle persone a rischio sotto i 65 anni, ad esempio asmatici e malati cronici”. Finita questa prima fase, il vaccino verrà somministrato a 12 milioni di giovani e bambini dai 2 ai 20 anni, oltre che alle donne in gravidanza. (Fonte: Repubblica, luglio 2009)

 

Nelle stesse testate però, troviamo anche affermazioni che sembrano contraddire all’allarmismo creato dagli articoli notizia, tipo: La buona notizia è che il virus, almeno al momento, presenta una mortalità̀ bassa, addirittura inferiore a quella dell’influenza stagionale. La mortalità del virus che sta spaventando l’intero pianeta «è dello 0,4-0,5 per mille”.

 

Ma queste contradizioni, per cui verrebbe da chiedersi su che basi si possa parlare di pandemia, si perdono, nascoste tra le grandi onde allarmistiche sollevate dalla notizia:

L’Italia -sottolinea Fazio- è già corsa ai ripari. In assenza delle politiche di contenimento del virus che il nostro Paese ha già attivato,  i contagi a fine marzo potrebbero salire a 13 milioni».
(Fonte: La Stampa, luglio 2009)

Praticamente  se non ti vaccini, potresti essere uno tra i 13 milioni di ammalati.

 

Il livello d’allerta è stato elevato a 6, pari al massimo dell’emergenza ed è stata definita come la prima pandemia del XXI secolo. Per questo il ministro Fazio sostiene che “La priorità è una strategia mondiale di vaccinazioni”.

 

Ma nel gennaio 2010 il British Medical Journal (BMJ) e l’Agenzia di Giornalismo Investigativo di Londra (BIJ) conducono un’inchiesta e denunciano di aver scoperto come dietro la pandemia si nasconda una clamorosa truffa: alcuni degli esperti che avevano redatto le linee guida dell’Oms per le pandemie, erano sul libro paga di due industrie farmaceutiche – Roche e GlaxoSmithKline. Queste industrie sono le stesse che producono i medicinali o i vaccini contro i virus influenzali!

E la Commissione Sanità dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa apre un’inchiesta su come l’OMS (organizzazione mondiale della Sanità) e le Istituzioni sanitarie pubbliche abbiano gestito l’influenza H1n1.

 

Addirittura la scelta dell’OMS di definirla una Pandemia viene contestata da diverse fonti:

Nel 2009 Tom Jefferson della Cochrane vaccines field avverte: l’OMS ha modificato la definizione di pandemia. La vecchia definizione era che riguardava un nuovo virus che si diffondeva velocemente, per cui non si aveva nessuna immunità e che causava un alto numero di malati e un’alta mortalità. Ora, le ultime due sono state cancellate, e con questo cambiamento è stato possibile catalogarla come pandemia.”

(Fonte: www.spiegel.de/international/world)

 

Riporto la prima versione nel sito dell’OMS al titolo Pandemic preparedness prima di maggio 2009

“Una pandemia d’influenza occorre quando un nuovo virus influenzale, contro cui la popolazione mondiale non ha nessuna immunità, appare causando simultaneamente molte epidemie in tutto il mondo, con un enorme numero di morti e di malattia. Con l’aumento del trasporto globale e di comunicazione, come anche l’urbanizzazione e le condizioni di sovrappopolamento, con ogni probabilità le epidemie causate da un nuovo virus influenzale si diffonderanno velocemente in tutto il mondo.”

 

…e la seconda, dopo maggio 2009

“Che cosa è una pandemia di influenza? Un’epidemia di un malattia si verifica quando la frequenza della malattia aumenta. Una pandemia è un’epidemia a livello mondiale. Una pandemia di influenza può accadere quando un nuovo virus dell’influenza compare contro cui la popolazione mondiale umana non ha nessuna immunità. (( questa è la frase tagliata: appare causando simultaneamente molte epidemie in tutto il mondo, con un enorme numero di morti e di malattia. )) Con l’aumento nel trasporto globale, l’urbanizzazione e le condizioni di sovrappopolamento in alcune zone, le epidemie dovuto ad un nuovo virus dell’influenza possono diffondersi in pochissimo tempo in tutto il mondo trasformandosi più velocemente di prima in una pandemia. L’OMS ha definito le fasi di una pandemia per fornire una struttura globale per poter aiutare i paesi nella preparazione e pianificazione. Le pandemie possono essere moderate o severe per quanto riguarda la malattia e la mortalità e la severità di una pandemia può cambiare nel corso della pandemia.”

 

La spiegazione data dall’OMS per tale modifica è che quelle righe erano state eliminate perché erronee. Aggiunge che la vecchia definizione era stata scritta tanto tempo fa e dipingeva un quadro piuttosto deprimente che potrebbe fare molta paura. Invece conferma che se il virus si diffonde su vaste aree geografiche e colpisce grandi segmenti di una popolazione, un “epidemia” diventa una “pandemia”.  (Fonte: CNN.com/health)

 

Fatto sta che il livello di pandemia 5/6 è quello necessario per dare il via alla produzione del vaccino… Se l’intento dell’OMS era quello di non creare panico, temo che sia fallito, visto l’allarme creato dalla comunicazione di massa, molto vicino a un bollettino di guerra (definizione di Silvio Garattini)

 

Silvio Garattini, direttore dell’istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, oltre a sostenere che la definizione di pandemia è scorretta ma scelta perché crea più paura della epidemia, afferma anche che il ministero della sanità ha fatto un grave errore a paragonarla alla spagnola. Questa nel 1918 aveva prodotto milioni di morti ma dove le condizioni erano estremamente diverse, e la popolazione era sottoalimentata ed estremamente stressata dalla guerra. Informa anche che le informazioni riguardanti l’H1n1, erano destinate ai governi mentre è stata diffusa alla popolazione, spaventandola in modo mirato.

(Fonte: Influenza H1N1: fra mito e realtà, Silvio Garattini, Seminario Istituto di ricerche Mario Negri 2010)

 

2. Molte scoperte storiche destinate a risolvere malattie mortali vengono anch’esse smentite.

Es: Nel 1926 il Prof. J. A. Grib Fibiger vinse il premio Nobel per aver scoperto il bacillo che provoca il cancro: la spinoptera carcinoma. In seguito, smentita.
(fonte: La Mafia Sanitaria ed. ATRA/AG STG)

 

3. Un farmaco miracoloso, viene successivamente ritirato dal mercato perché addirittura pericoloso.

Un esempio è il Nopron Enfant 15 mg/5ml 150 ml il cui principio attivo è la niaprazina (Laboratoires Genopharm – Francia, produzione Alkopharm Blois).

Il farmaco è stato venduto per diversi anni come rimedio chimico per indurre il sonno notturno nei bimbi troppo agitati e negli ultimi cinque anni in Italia le prescrizioni del farmaco sono aumentate di quasi il 300%.

 

Ma gli effetti collaterali erano evidenti: sonnolenza diurna, debolezza muscolare, tremore e, alla sospensione, una esasperazione dell’eccitazione. (Rif: AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco)

Tra dicembre 2011 e gennaio 2012, ne viene impedita l’importazione e ritirati dal commercio

 

Ciononostante, l’Agenzia Italiana del Farmaco, in collaborazione con l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e con le altre Agenzie regolatorie nazionali europee sta cercando di reperire nuovi siti di fabbricazione per il principio attivo che consentano la ripresa della produzione del medicinale Nopron sciroppo.

 

E che sul mercato circolino prodotti pericolosi lo conferma lo “Sportello dei Diritti” che ha chiesto di inserire per legge sulle confezioni di medicinali, lo stesso riquadro nero stampato sui pacchetti di sigarette, per evidenziare gli effetti collaterali più pericolosi del farmaco.
(fonte: Giacomo Marinelli, giornalista; Sportello dei Diritti)

 

3. Vengono promesse terapie miracolose che in realtà sono solo allo stadio iniziale di sperimentazione.

Si usa spesso estrapolare risultati assolutamente preliminari (condotti su animali o su una selezione molto stretta di pazienti) facendo sembrare ormai dietro l’angolo terapie ancora lontane da un’applicazione efficace e generalizzabile.

 

Il problema è che diamo per scontato tutta una serie di dati che scontati non sono:

Diamo per certa l’informazione che riceviamo e cioè la prendiamo per scientificamente comprovata, mentre in realtà, molte volte, si tratta solo di comunicati.

Li prendiamo per veri perché ci fidiamo degli esperti, senza considerare che magari così esperti non sono, o non in quel campo specifico, o non sono aggiornati o il medico stesso non ha tutte le informazioni necessarie per fare delle scelte sensate o l’informazione che hanno ricevuto è distorta da interessi e pregiudizi.

 

E’ abbastanza inquietante sapere che 1 ricerca su 3 venga successivamente smentita

(Fonte: Journal of American Medical Association)

 

Un esempio? Il test del PSA

Il professor Richard Ablin, docente di immunologia all’University of Arizzona College of medicine, scopre 40 anni fa il test del PSA che viene utilizzato dal 1970 ad oggi.

Dopo anni durante i quali moltissimi uomini, grazie a questo test, hanno intrapreso la via protocollare della mutilazione e dell’impotenza (effetti collaterali inevitabili) è Albin stesso a ritrattare la sua scoperta con commenti agghiaccianti sull’Affidabilità del test:

“Poco più che tirare una monetina in aria… peggio, è un costoso disastro nel campo della salute pubblica. … la mia scoperta ha portato a un disastro regolato dalla legge del profitto! Produce molti falsi positivi e troppo allarmismo! Gli ultra 65enni che sviluppano un tumore alla prostata hanno più probabilità di morire con che per un carcinoma prostatico!”

 

Nonostante le sue smentite, tutto prosegue uguale a prima e le campagne di prevenzione del tumore alla prostata continuano a tamburo battente.

L’immagine qui a fianco è uno dei tanti esempi di come la campagna di prevenzione del tumore alla prostata tramite il test del PSA continua ad essere promossa cavalcando addirittura la festa del papà… facendo ipnoticamente leva sul presunto rischio di lasciare i figli orfani.

 

E a nulla serve l’indignazione di chi non ne capisce il senso. La campagna presa in esame, ha suscitato la reazione delle Associazioni Italiane Medici di Medicina Generale che con un comunicato stampa si dichiarano allibiti che lo Stato, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Università e della Ricerca abbiano patrocinato tale campagna contraddicendo la “cautela” che questi stessi enti avevano precedentemente richiesto nelle raccomandazioni e linee guida internazionali on-line.

 

Come può succedere tutto quello che abbiamo descritto finora?

 

LA COMUNICAZIONE IPNOTICA

Tutto nasce dal fatto che la comunicazione in generale, perciò anche in medicina, non è informazione, ma pura ipnosi.

 

Abbiamo bisogno di diventare attivi, cioè svegli, per poter distinguere e pretendere una comunicazione corretta -che abbia quindi le caratteristiche di informare con dati concreti e verificabili- da una comunicazione parziale o manipolatoria, cioè ipnotica.

 

Per farlo, abbiamo bisogno di un primo passo: capire il meccanismo per cui una comunicazione diventa ipnotica.

 

Le parole

Le parole non sono neutre, oggettive, non descrivono qualcosa, ma portano insieme un racconto, un film sensoriale che ci suggestiona.

Questo accade proprio a causa di come funziona la nostra memoria.

 

Quando nasciamo, impariamo a conoscere il mondo attraverso i nostri organi di senso fisici: tocchiamo, annusiamo, osserviamo, ascoltiamo, sperimentiamo un oggetto finché non apprendiamo cosa sia e come usarlo. Questo significa che la natura, per non farci ricominciare ogni volta da capo, ci permette di trattenere in memoria non solo tutte le percezioni vissute durante la nostra sperimentazione, ma anche uno schema sensoriale di riferimento, una vera e propria mappa, in modo che possiamo dare subito un significato a cosa sta accadendo e cosa fare.

 

Facciamo un esempio semplice: la prima volta che da bimbo impugno una matita, non so assolutamente cosa sia. La tocco, la guardo, l’assaggio, la picchio a terra ascoltandone il suono. Poi, per caso, mi accorgo che maneggiandola con la punta rivolta verso una superficie, produce dei segni. Tutta l’esperienza è accompagnata da sensazioni e da emozioni mie e di chi mi è accanto. Mano a mano che sperimento si forma la mia mappa di riferimento “matita” che conterrà tutte le informazioni vissute in relazione alle mie sperimentazioni, ma soprattutto in essa porterò in evidenza una “mappa” sensoriale con solo le informazioni utili per rapportarmi alla matita. Le informazioni “non utili” vanno in secondo piano, come cancellate. Così, più avanti, quando vedrò una matita, di qualunque colore o forma sia, saprò subito di cosa si tratta e come usarla. E se dovessi cercarla in borsa senza guardare, il tatto mi guiderà a riconoscerla. Se senza accorgermene la dovessi urtare col gomito e farla cadere a terra, sarà il suo suono secco sul pavimento a risuonare nella mia memoria e a informarmi all’istante non solo di cosa sia successo -la matita è caduta- ma anche a guidare il mio comportamento -chinarmi per raccoglierla.

 

Per dare significato ad ogni singola parola o situazione che osserviamo, attiviamo, in una frazione di secondo, questa ricerca interiore di significato e vi diamo risposta.

Comunicare perciò sottintende un continuo movimento dove la nostra attenzione si sposta verso una sensorialità esterna, verso fuori a cogliere gli input dall’ambiente e verso una sensorialità interiorizzata, per dare un significato.

 

Spesso però restiamo “incastrati”, sequestrati emotivamente dal racconto della nostra bolla di memoria e lì, essendo sensoriale e perciò molto reale, dimentichiamo di essere chiusi nella nostra sala cinematografica interiore e non in contatto con la vita reale. E’ in questo modo che, ipnotizzati, possiamo restare arrabbiati per giorni, addirittura anni, o terrorizzati per qualcosa che semplicemente ci hanno detto, senza aggiornarci con quello che di reale sta accadendo oggi.

 

Inoltre le parole, essendo riempite dal contenuto suggestivo delle bolle di memoria, creano anche risposte fisiologiche. Il corpo reagisce emotivamente e sintomaticamente anche ad un pensiero o ad una parola.

Io posso sentire aumentare la mia salivazione anche solo pensando di voler mangiare, con gusto, un gelato, anche se non l’ho nemmeno ancora comprato. Quando proviamo rabbia ripensando ad una discussione avvenuta giorni prima, ci si serra la mandibola, i muscoli si contraggono e lo stomaco si chiude.  Non sta accadendo ora quella discussione, ma basta il ricordo – l’osservazione del film in memoria- per farci reagire nel corpo. (Fonte: Centro linguaggio e comportamento di Anna Condorelli e Simon Goldstein)

 

Perciò ora possiamo comprendere come ci possano essere parole che fanno ammalare e parole che fanno guarire, cioè che attivano reazioni fisiologiche, producendo, a seconda del contenuto ipnotico, un effetto placebo o nocebo.

 

Esempio di effetto PLACEBO

Un medico spagnolo testimone di un bellissimo effetto placebo “involontario”, racconta ad un corso di un uomo, con diagnosi di cancro, che va all’ennesima visita di controllo dal suo medico che gli dice: “El cancer es terminal”.

Lui, un po’ eccitato, gli chiede cosa deve fare con le medicine che sta assumendo e fra quanto pensa di doverlo rivedere.

Il medico è sconcertato dalla sua reazione, pensa che sia confuso e sconvolto per la notizia ricevuta, e lo accomiata dicendogli di assumere i farmaci ancora solo per un paio di settimane dandogli appuntamento a tre mesi, pensando che sarebbe morto nel frattempo.

Ma dopo tre mesi quell’uomo torna dal medico, ed è perfettamente guarito!

 

Cosa è successo? Il paziente aveva capito che il cancro –e non lui- era finito!

L’effetto placebo aveva agito il suo benefico effetto. Quelle parole, fortificate dallo stesso camice bianco che prima gli aveva dato brutte notizie -formando una bolla ipnotica che, forse, contribuiva a mantenerlo in uno stato di malattia- avevano creato una nuova suggestione, una nuova mappa, che ha potuto guidarlo in una nuova direzione.

In questo modo anche i disturbi che avrà probabilmente vissuto ancora per un certo periodo, acquistavano un nuovo significato e, diventando così sopportabili, hanno permesso al corpo di finire il suo lavoro riparativo e di non attivare nuovi traumi e perciò malesseri.

 

Esempio di effetto NOCEBO

La stessa ipnosi, purtroppo, viene attivata anche quando una parola produce una percezione negativa.

Le parole che vengono utilizzate per definire le malattie, cioè le diagnosi, sono portatrici sane di effetto nocebo!

Una cosa è dire che ho un problema a deambulare con la gamba sinistra o che ho, a tratti, il braccio destro insensibile, altro è se mi dicono che ho la scherosi multipla.

 

Una cosa è pensare di avere difficoltà ad inspirare l’aria, altro è pensare di avere attacchi di panico. L’etichetta della diagnosi è ipnotica, cioè non descrive che processo sta avvenendo, ma suggestiona il come andrà a finire, imprigionandoci in una percezione dove non abbiamo né risorse né possibilità di gestire quello che ci sta accadendo.

 

E l’immagine della sedia a rotelle o del perdere completamente il controllo, diverrà l’immagine guida di quella persona, che dimenticherà che invece sta vivendo un processo, (fisico, cerebrale ed organico) che essendo in corso, può prendere diverse direzioni.

 

Tra le diverse diagnosi, uno dei termini più devastanti, che non lascia scampo è, appunto, terminale.

 

Questa parola è pura ipnosi. In effetti non esiste un parametro scientifico in medicina che possa definire quando una persona sia terminale, ma solo delle connotazioni di riferimento:

 

Definizione: Paziente affetto da malattia inguaribile con aspettativa di vita di circa 90 gg. Non più suscettibile di terapia specifica chemio-radio terapica o chirurgica con un indice di Karnofsky* minore o uguale a 50  (fonte: National Council for Hospice and Palliative care Service WHO-OMS)

* Indice di Karnofsky, è una scala di valutazione sanitaria dei pazienti con tumori maligni che considera i seguenti tre parametri: limitazione dell’attività, cura di se stessi, autodeterminazione.

 

Le associazioni per cure palliative affermano che stabilire quando un particolare individuo malato è “terminale”, è difficile. La terminalità non dipende dall’età, anche se è indubbio che un vecchio è probabilmente più vicino alla morte di un adolescente, e non dipende neppure dal tipo di malattia, dal momento che tutte le malattie possono improvvisamente peggiorare e condurre a morte. Neppure l’inguaribilità  è una condizione sufficiente a definire la terminalità: es il diabete, viene definito inguaribile, ma non per questo sei terminale. (fonte: L’ Associazione Cremonese per la Cura del Dolore (ACCD))

 

Il malato terminale è una persona incurabile e cioè la sua malattia non è risolvibile dalla medicina convenzionale.  (fonte: OSS TRENTINO)

 

La terminalità è, in effetti, una condizione in parte fisica ed in parte psicologica. Essa si realizza quando la malattia (inguaribile, in fase rapidamente evolutiva) induce nella mente del medico, della famiglia e dello stesso paziente un’attesa di morte in breve tempo.

(fonte: Associazione Cremonese per la Cura del Dolore (ACCD)

 

In una parola: IPNOSI!

 

A questo proposito, sarebbe molto più deontologicamente corretto definire terminale il medico e le terapie tentate (nel senso che sono giunte al termine delle loro possibilità). Il paziente, essendo ancora vivo, probabilmente ha ancora delle risorse per invertire la rotta, che però diventano comprensibilmente irrintracciabili, quando si sente definito terminale.

Il problema è che, come abbiamo già visto, ogni bolla ipnotica, attiva in automatico un comportamento.

 

Nel caso dell’ipnosi che porta con sé la parola terminale, si hanno le seguenti conseguenze:

 

1. Il medico rischia di non operare un terminale per un problema che gli causa un nuovo sintomo o non si occupa del sintomo che le sta creando disagio, perché “secondario” alla sua terminabilità. Questo comportamento, fuori dallo stato ipnotico, sarebbe coerentemente da considerare come un’omissione di soccorso.

 

2. Il medico non fa più caso se il paziente sta bene o no, non è più rilevante perché è convinto che comunque morirà. Ed è questo il messaggio che passa, in “buona coscienza”, al personale sanitario, al paziente e alla sua famiglia, nell’idea di non creare false speranze e per non rischiare denunce nel caso queste speranze venissero disattese.

 

3. Il paziente stesso non si accorge più, non da peso, se sta meglio perché sa di essere terminale.

 

4. Il paziente, ha una mappa guida che gli dice che sta per morire e si farà guidare da quella mappa, filtrando tutti gli eventi, i sintomi e le scelte in base a quella convinzione, confermandola e rinforzandola costantemente. In questo modo rischia di condursi a morte anche se magari, nel suo caso, le cose potevano andare diversamente.

 

Va da sé come la comunicazione nel campo della salute, tra istituzioni e medico, medico e paziente, medico e famiglia del paziente, medico e medico, paziente con se stesso e con la sua famiglia, diventi un affare molto, ma molto delicato.

 

Il personale sanitario dovrebbe essere formato in modo da possedere le conoscenze per comunicare correttamente e per tenere sempre presente che il linguaggio, essendo ipnotico, crea suggestioni e convince anche quando le informazioni date non si basano su prove scientifiche accertate.

 

De- Ipnosi

Per quanto ci riguarda, come cittadini, la prima azione da fare per uscire da uno stato ipnotico prodotto da una informazione che ci fa paura è quello di fare domande e pretendere risposte “certificate”. Cioè risposte che non si basino su statistiche o generalizzazioni quali “si sa che è così” ma con protocolli alla mano, verificabili dal paziente stesso. Purtroppo è il medico stesso ad essere disinformato. I protocolli di verifica spesso non sono esistono, o sono parziali o scorretti nella modalità di raccolta dati, o pubblicati solo parzialmente (i dati negativi non vengono pubblicati).

(vedi campagna ALL TRIALS)

 

Perciò le domande sono:

Come fa a dirlo? Quali sono prove concrete, scientifiche? Dove posso trovare i protocolli di verifica in merito a quello che mi sta dicendo?

 

E se quello che ci viene detto è molto angosciante, si può chiedere al medico di metterlo per iscritto e di firmarlo.

Se è scientificamente provato, non dovrebbe avere alcuna difficoltà a farlo, ma se non può sottoscriverlo, allora significa che le prove non ci sono. E facendo domande precise, rendiamo un servizio anche al medico stesso che può, uscendo dalla rutine standardizzata, porsi a sua volta le stesse domande e verificare quanto di quello che afferma, di cui perciò si assume implicitamente la responsabilità, è comprovato e cosa non lo è.

Io personalmente, non vorrei assumermi la responsabilità di affermazioni di dui non ho una verifica certa, soprattutto se riguardano le scelte e la vita di un’altra persona. E credo che questo sia il profondo significato della frase “in scienza e coscienza”.

 

Quella che potrebbe sembrare una provocazione, è invece una richiesta di presenza ed è anche un diritto comune:

“Il malato può anche richiedere che l’informazione di cui ha bisogno gli venga data per iscritto, onde poterla valutare con maggiore attenzione, o in caso di terapie lunghe caratterizzate da specifiche regole da seguire.”

(Riferimento: sito PartecipaSalute, pagina Diritto all’informazione)

 

Ci sono parole che sembrano innocenti quali:

Tutti (quelli che presentano questo sintomo hanno…)

Esponenziale (è un termine matematico, che nella sua meccanica di crescita “uniformemente accelerata” non è applicabile ad una crescita o ad una tendenza)

Vola o crolla quando l’aumento è magari solo dell’1%

L’avverbio ben, enfatizza il numero che lo segue, dando la sensazione di un numero maggiore di quello che in realtà enuncia il numero stesso.

Al contrario se dico solo, quello stesso numero sembra inferiore.

(Fonte: Giancarlo Livraghi, 2009)

 

LA COMUNICAZIONE di MASSA NEL CAMPO DELLA SALUTE

Tutte le informazioni che riceviamo attraverso i giornali, specializzati o popolari, la televisione, i mezzi a larga diffusione, nei convegni, nelle piazze:

 

Se osserviamo in modo critico tali informazioni, ci accorgiamo che la “comunicazione di massa” è strutturata, come accade in pubblicità, per trasmettere non tanto un’informazione, ma un messaggio preciso e un’emozione che produca un’azione conseguente.

 

Nella stessa pagina, possiamo trovare articoli iperspecializzati che informino di strabilianti scoperte (es: realizzato un vaccino globale contro la malaria, trovato il farmaco che migliora la socievolezza per gli autistici, messo a punto un sistema per ingannare il sistema immunitario e curare i tumori, scoperta la nuova proteina anti-melanoma), altri che allarmano con terrificanti rischi ( es: in Italia abbiamo il record europeo di infezioni da epatite C, rischio di ictus anche per chi ha un’ipertensione leggera, scoperto un nuovo tumore dell’orbita oculare, dall’Inghilterra un test del sangue calcola l’aspettativa di vita!). Insieme articoli di “rimedi naturali” che spiegano come la natura possa porre rimedio a problemi che, di per sé, sarebbero di difficile soluzione ( es: gli agrumi che proteggono la salute del cuore, l’esercizio fisico che può essere più efficace degli antidolorifici, le carote nere che proteggono dal cancro al colon, le mele annurca invece prevengono i polipi intestinali)…

 

Tale mescolanza, tende a dare un’impressione di “completezza” dell’informazione proprio perché contempla argomenti di diverse “estrazioni” dove un elemento tende a dare credibilità all’altro, distraendo chi legge dal chiedersi “ma come fanno a dirlo?”

 

Un altro format per creare ipnosi è quello di utilizzare testimonial eccellenti, personaggi famosi, che hanno un posto nel cuore del grande pubblico e che perciò tendono a creare emulazione.

 

Alcuni esempi:

E’ già tristemente noto come Effetto Jolie, il boom di richieste del test genetico per il cancro al seno da donne e ragazzine pronte ad emularla in America, ma anche in Italia.

E’ utile ricordare che la strada della chirurgia preventiva, che nasce dalla genetica, (un campo carico di promesse ma con poche certezze) porta in sala operatoria persone sane, con la promessa di sconfiggere la malattia prima che compaia.

Si chiama medicina predittiva: cioè in base ai tratti genetici di una persona, identificherebbe il rischio di una malattia…

 

E nonostante il British Medical Journal lanci la campagna “Too much medicine” per denunciare che sempre più si ricorre a test diagnostici e a terapie che troppo spesso si rivelano inutili e che finiscono solo col creare nuovi malati sani a favore del business. Il test per i geni Brca (Brca1 per il seno, Brca2 per la prostata) sono di monopolio di un’azienda che non ha concorrenti, la Myriad, e il costo del test è di 4mila dollari.

 

La cosa sconcertante che venga autorizzata l’intenzione esplicita di utilizzare testimonial ad hoc per creare emulazione, come si fa per pubblicizzare una birra, che in questo caso però non produce semplicemente incassi, ma nuovi malati! Nell’esempio sotto, senza nulla togliere a Marisa Laurito, viene da pensare se l’effetto emulativo avrebbe avuto la stessa forza invertendo i testimonial delle due campagne: la Claudia Gerini per l’osteoporosi e la Laurito per l’Hpv….

 

 

Purtroppo oggi, troppo spesso, la ”medicina” ha un amante nascosto e il marketing si occupa di legittimare i loro incontri segreti.

Pensate che per fare comunicazione, vengono addirittura assoldate Agenzie di pubbliche relazioni: quando viene definita una campagna promozionale, queste agenzie si occupano di ergere un fitto velo tra i contenuti del messaggio e gli interessi commerciali che ne sono la fonte.
Utilizzano la tecnica della terza parte*, che, nelle parole del dirigente di una delle maggiori compagnie del settore a livello mondiale, consiste nel presentare i fatti senza lasciar vedere che sono manipolati dall’industria farmaceutica. (Fonte: Partecipasalute)

 

*Lo spin doctor viene definito dal dizionario della Oxford University Press come “un portavoce assunto per dare un’interpretazione favorevole degli eventi ai media, specialmente per conto di un partito politico” ( fonte: in Oxford British & World English Dictionary. Oxford University Press) Edward Bernays sviluppò e affinò la tecnica detta “della terza parte”,  (1928, “L’ingegneria del consenso”), che prevede di rilasciare notizie prodotte da enti/personalità estranee (in apparenza) alla campagna in corso, ma in realtà sapientemente “istruite” su cosa devono dire. Paul Joseph Goebbels, ministro della propaganda di Hitler, applicò questa tecnica per creare consenso popolare attorno al regime nazista.

 

I Comunicati stampa

Quando leggiamo una notizia che riguarda la salute, viene automatico pensare che provenga da una fonte autorevole, che sia il risultato finale di una ricerca lunga ed approfondita, che abbia cioè autorevolezza scientifica.

Purtroppo invece, spesso nasce dai lavori di un convegno, sponsorizzato dalla casa che produce proprio quel farmaco oggetto del convegno, il cui studi è finanziato dalla stessa società!. Oppure da società scientifiche o da associazioni di pazienti dietro le quali ci sono, ancora una volta, sponsor con forti interessi economici

 

Il comunicato stampa è un allarme strutturato, il cui schema, basato sulle regole del marketing, è appositamente studiato per suggestionare il lettore e spingerlo a compiere determinate azioni.

 

La struttura si basa sui seguenti cardini

1. Il problema deve essere ingigantito: il lettore deve sentire che riguarda milioni di persone e che in più la maggior parte di queste non lo sanno! L’effetto è che la persona si sente in pericolo. In questo modo la paura è libera di insinuarsi, strisciante, anche nell’animo di quelle persone che fino ad un attimo prima pensavano di essere sane. E il dubbio instillato è: sono sano o semplicemente non so di essere malato?

 

2. Deve suscitare timori: la persona è indotta a credere che i rischi siano gravi, soprattutto se non si interviene subito.

 

3. Grazie ai primi due punti, la persona viene indotta a visite ed esami.

 

4. L’ipnosi di questo messaggio finisce col creare nuovi creare malati/clienti. Perciò il comunicato deve banalizzare la soluzione, sostenendo che un nuovo prodotto è in grado di risolvere il problema.

 

Se l’effetto prodotto non fosse tragico, è quasi divertente verificare come sia facilmente rintracciabile questo schema nei comunicati stampa e nelle notizie che riguardano salute.

Vi invito a farlo.

Il sito di Partecipasalute, ha elaborato un simulatore di comunicati che rispetta questi canoni ed è strabiliante come in questo modo, qualsiasi sciocchezza appare come una seria informazione scientifica, e dal forte impatto emotivo. (fonte: Partecipasalute)

 

Quello che trovate a seguito è la mia simulazione di comunicato stampa:

 

 15 maggio 2013

COMUNICATO STAMPA

 

In Italia oltre 9 milioni di persone sono a rischio di starnuti a ripetizione, disturbo debilitante a volte ignorato eppure molto diffuso.

Per questo molti malati non sanno di esserlo, mentre dovrebbero essere sottoposti a screening per ricevere una cura prima che sia troppo tardi.

Esiste infatti un nuovo farmaco, oggi finalmente disponibile,

il fazzolettino auto disinfettante OXYgen!

 

 

 

Inoltre c’è un altro fatto che rende una comunicazione ipnotica, cioè credibile anche quando non lo è la sua ripetizione rindondante. Quando un’informazione viene ripetuta uguale da diverse fonti ed autori, acquista veridicità. E questo accade più spesso di quanto pensiamo poiché nella fretta della notizia, sono rare le volte in cui chi la diffonde si prende la briga di verificarla.

 

Il concetto di causa-effetto, anche in medicina, è sovrastimato, quando in realtà, la compresenza di due fattori può avere un significato diverso o entrambi possono essere l’effetto di un terzo elemento.

Un esempio: nelle Nuove Ebridi, isola del Pacifico, erano convinti che i pidocchi facessero bene alla salute. In realtà quello che accadeva era altro: i pidocchi erano diffusi in quella popolazione, ma quando qualcuno stava male e aveva la febbre il suo corpo caldo diventava un posto inospitale per i pidocchi, che se ne andavano.

(Fonte: Darrell Huff Mentire con le statistiche)

 

 

ASSOCIAZIONI PAZIENTI

In questo gioco di mercato, vengono coinvolte anche le associazioni dei pazienti.

Per fare un esempio, l’associazione “Donne europee a favore del test HPV” è un’istituzione attiva in 18 paesi, che spingere l’uso del test nello screening del cancro al collo dell’utero.

L’utilità del test è molto discussa, e si temono anche possibili effetti negativi di un uso su larga scala (http://www.saperidoc.it/ques_305.html).

L’associazione si avvale della testimonianza di numerose celebrità dello spettacolo, della stampa, della politica ed è interamente finanziata dall’unica ditta produttrice del test (www.digene.it).

 

Sono molte le associazioni pazienti finanziate, e perciò guidate, da case produttrici di farmaci, ma non è facile individuarne gli sponsor perché, per ovvi motivi, preferiscono passare inosservati. Personalmente ho fatto un’esperienza anni fa, dove contattando diverse associazioni che si occupavano di donne con problemi di tumori al seno, alla richiesta di dove potessi trovare informazioni di donne che erano riuscite a superare il loro problema, mi è stato risposto che non avevano dati di quel genere perché il loro unico compito era quello di raccogliere fondi per la ricerca (?!?)

Allora non avevo capito il senso della loro risposta, mi sembrava assurda e non riuscivo a spiegarmi quello che oggi posso intuire…

 

De-ipnosi: di fronte ad una comunicazione o ad un’iniziativa che ci spaventa, la domanda da fare è chi paga? Se chi paga è lo stesso ente che ha promosso la ricerca e la produzione del farmaco per far fronte al problema, allora occorre fare qualche domanda in più per avere tutte le informazioni necessarie a scegliere.

 

 

L’utilizzo di numeri o percentuali, è un altro livello di manipolazione comunicativa, finalizzato a creare una percezione distorta dei risultati in medicina.

 

La statistica, termine introdotto nel diciassettesimo secolo, significa scienza dello stato e ha il compito di raccogliere dati ed elaborare informazioni, che siano utili all’amministrazione pubblica. Questa disciplina, pur essendo matematica applicata e perciò una scienza esatta, ha dei limiti.

Winston Churchill ha detto che “le sole statistiche di cui ci possiamo fidare sono quelle che abbiamo falsificato”.

 

La popolazione campione selezionata per produrre una ricerca, è necessariamente un gruppo ristretto ( mio inciso: a volte troppo ristretto!) di persone che non potranno mai rappresentare l’insieme, ma il risultato ottenuto viene poi generalizzato all’intera popolazione.

(Fonte: Dipartimento di statistica)

Inoltre le medie statistiche, essendo una generalizzazione, non danno alcuna indicazione specifica di cosa accada nel singolo caso. Per fare un esempio con le parole di Trilussa, se ai suoi tempi i dati statistici informavano che gli italiani mangiavano un pollo all’anno, tale affermazione non ci informa di chi in realtà restava a digiuno e chi ne mangiasse tre.

La media, in qualunque modo venga calcolata, resta solo un concetto astratto!

(Fonte Darrell Huff, Mentire con le statistiche)

Nello stesso modo, se una diagnosi mi informa che con le cure proposte ho il 90% di probabilità di salvezza, per me, singolo individuo, la percentuale resta comunque del 50%, perché non so se io sarò in quel 90% promesso o nel restante 10.

 

GIOCARE CON I NUMERI è una delle magie che ritroviamo anche in medicina.

 

L’affermazione che, grazie allo screening mammografico preventivo, aumenta il tasso di sopravvivenza, è un falso (British Medical Journal, Professor Gerd  Gigerenzer del Max Planck Institute di Berlino)

 

I motivi per cui il tasso di sopravvivenza entro i 5 anni può ingannare sono molti.

 

1. Una rilevazione precoce implica anche una diagnosi precoce.

Questo significa che da quando viene diagnosticato un ipotetico tumore a quando può essere effettivamente rilevato dalla palpazione, passa del tempo e questo già di per sé porta ad elevare il tasso (tempo) di sopravvivenza.

 

2. Falsi positivi: lo screening rileva anormalità che vengono patologicamente definite come cancro ma che non progrediranno mai tanto da causare sintomi o morte. Questo produce una elevazione del tasso di sopravvivenza (ma provoca anche morti decessi di persone che non avevano nulla!).

 

Grazie a questi due fatti, rivelazione precoce e falsi positivi, in effetti il tasso di sopravvivenza entro i 5 anni aumenta, ma questo non dice nulla sul fatto se lo screening aumenti, diminuisca o lasci invariata la mortalità per cancro.

 

E in più questa informazione manipolata, generando al contempo allarmismo e false speranze, mina pesantemente le capacità di scelta della donna.

 

In effetti, pare che lo screening mammografico, diminuisca la probabilità che una donna di 50 anni muoia per cancro al seno nei prossimi 10 anni approssimativamente dallo 0.53% allo 0.46% – una differenza dello 0.07%.

(fonte: http://www.healthnewsreview.org/2013/02/five-year-survival-rates-can-mislead-message-to-medical-educators-medical-journals-journalists-and-the-public/)

 

Ma c’è un’altra informazione importante che non viene data: lo screening produce tanti falsi positivi. Quanti dei fasi positivi sono donne che si sottoporranno comunque alle cure ma che non sopravvivranno, è un informazione che non viene data alla donna quando firma il consenso informato.

 

 

LE STATISTICHE. Un’altra affermazione che gioca coi numeri è che il 50 per 100 dei malati di tumore guariscono. Ma già i dati ufficiali Istat danno una percentuale di sopravvivenza molto più bassa. Paolo Vineis, esperto del Servizio di epidemiologia dei tumori presso l’Ospedale Maggiore e l’Università di Torino, afferma che circa due terzi delle persone affette da tumore muoiono (Fonte: Aggiornamento sulla terapia dei tumori, Rocca di Bentivoglio, giugno 1997)

Ma oltre a questo ci sono altri conti che non tornano.

 

1. In effetti si parla di 50 per cento di sopravvivenza, questo non significa la metà del numero dei malati di tumore, come si è indotti a credere, ma la media delle varie percentuali di “guarigione” dei diversi tipi di cancro.

Per esempio: si somma l’87 per cento di guarigione del cancro del testicolo con il 10-12 per cento di quella del polmone e si fa la media delle percentuali di guarigione.

 

NON CONSIDERANDO CHE:

i malati di carcinoma del testicolo in Italia sono solo 2.000 l’anno mentre i malati di tumore al polmone sono attorno a 40.000 .

Ma sommando il 12% del polmone all’87% del testicolo si ottiene un 99% che diviso due fa il  50%!

 

La stesso risultato si ottiene, per esempio, sommando il carcinoma incapsulato della tiroide che ha una sopravvivenza del 90% con il 10-12% del polmone, il risultato resta lo stesso: 50%!
(Fonte: Francesco Bottaccioli, membro dell’accademia delle Scienze di New York, docente di Psico-oncologia della facoltà “La Sapienza” di Roma)

 

2. Spesso nelle statistiche vengono incluse anche neoformazioni che non sono affatto tumori come, per esempio, i polipi del colon-retto, o le formazioni displastiche del seno” (fonte: Tullio Simoncini)

 

3. Nel calcolo statistico, vengono esclusi i malati che muoiono entro i primi giorni di cura del trattamento ufficiale, definendoli decessi prematuri.

(fonte: “Aggiornamento sulla terapia dei tumori” Rocca di Bentivoglio, Bazzano (Bo), XI° fiera della salute

 

4. Se uno muore dopo 5 anni e un giorno non rientra nel calcolo statistico di mortalità.

 

5. Ogni dimissione ospedaliera risulta una guarigione.

E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità.

(fonte: intervista a Di Bella, gennaio 1998, sullo speciale “Di Bella).

 

6. Un paziente segue il suo ciclo di chemio, risulta guarito e viene dimesso: se a distanza di un anno si ripresenta con un tumore in un altro organo, per la statistica figurerà come un nuovo paziente. Praticamente rientra nella casistica dei successi per il primo tumore e delle morti per il secondo. Per la statistica di sopravvivenza al cancro, lo stesso paziente è vivo e morto contemporaneamente.

 

7. La stessa cosa se decide di farsi curare in un altro ospedale, la statistica lo considererà come un nuovo caso (quello precedente risulta guarito). Le casistiche non seguono il paziente, ma restano nell’ospedale.

 

 

Un altro modo per dare i numeri è confondere (1) l’efficacia teorica di un trattamento con la sua efficacia sul campo. E il (2) rischio relativo con il rischio assoluto

 

1. Un’estrapolazione scorretta di risultati clinici consiste nel confondere efficacia teorica di un trattamento con la sua efficacia sul campo.

 

L’efficacia teorica riguarda i risultati ottenuti in base ad uno studio clinico.

Mentre l’efficacia sul campo riguarda i casi reali, cioè quanti realmente si sono ammalati nonostante abbiano assunto un farmaco.

 

Ad esempio il vaccino influenzale ha un’efficacia teorica compresa fra il 60-70%

ma un’efficacia sul campo di appena il 10-20%.

 

Per quanto riguarda gli studi clinici, la loro affidabilità è spesso scarsa. Un esempio?

Le Raccomandazioni del Ministero della Salute per il controllo e la prevenzione dell’influenza inserisce come obbiettivo primario gli ultra 65enni, dichiarandoli una categoria fortemente a rischio. L’obiettivo minimo è di vaccinarne il 75%, e il 95% come obiettivo ottimale. Dichiarano che l’efficacia sul campo negli anziani e nei soggetti con condizioni a rischio, viene stimata variare dal 23 al 75%

(Riferimento: Ministero della Salute, prevenzione e controllo dell’influenza, raccomandazioni 2012/2013; 2.2 pag. 6)

 

In merito a questo progetto, due osservazioni:

I ricercatori della Cochrane hanno identificato ed analizzato 75 studi in merito alla validità del vaccino per gli anziani, di cui 74 sono stati considerati non validi, di qualità troppo bassa per essere presi in considerazione. Solo uno risponde a dei canoni coerenti (studio randomizzato e controllato), ma non da risultati sufficienti da considerare un atto prioritario il vaccino degli anziani.

(Rifrimento: Chochrane Revieus, Partecipasalute)

 

Il ministero della salute, l’anno precedente, aveva avuto un magro bilancio sull’esito del numero delle persone chiamate al vaccino, soprattutto in relazione agli ultra 65enni.

 

E resta un altro dato che fa pensare: sembra che la maggior parte dei medici e del personale paramedico, non si vaccini. E’ lo stesso ministro Fazio ad ammettere che a vaccinarsi sono al massimo il 15/20%.

Ed è un dato strano visto il costante contatto con persone malate.

(Fonte: 24° congresso Nazionale della Società italiana di Medicina Generale FederAnziani)

 

 

2. Rischio relativo e rischio assoluto

Quando si parla di rischio assoluto, s’intende il numero effettivo dei casi in cui si è ridotto il rischio. Invece il rischio relativo si esprime in percentuali!

 

Come per le statistiche, tecnicamente entrambe le valutazioni sono corrette ma l’effetto ipnotico prodotto è completamente diverso.

 

Esempio: In uno studio clinico, sono stati monitorati due gruppi di malati per testare un nuovo farmaco che dovrebbe ridurre il colesterolo nell’idea di poter così prevenire morti d’infarto. Un primo gruppo viene trattato col farmaco e il secondo con placebo.

 

Dopo 5 anni, viene verificato che nel gruppo trattato col farmaco i morti sono il 3% e nel gruppo trattato con placebo, il 4%.

 

Questo significa che la mortalità calcolata in rischio assoluto è calata dell’1%

4%-3% = 1% cioè un paziente su cento.

( Fonte: West of Scotland Coronary Prevention Trial, WOSCOPS)

 

Ma le riviste scientifiche non riportano i dati utilizzando il rischio assoluto (cioè reale) perché non da molta credibilità all’efficacia del farmaco. Il calcolo relativo è molto più convincente alla vendita.

 

Osservate la magica differenza:

il calo di mortalità dell’1% rispetto al 4 iniziale, equivale a ¼. Perciò nel calcolo, matematicamente corretto del rischio relativo, l’1% diventa un allettante 25%!

 

E per completezza di conti possiamo dire che se si salva un paziente ogni 100 trattati col farmaco per la durata di 5 anni, significa che per “salvare una vita” la spesa è di 500 mila euro! E ancora non ci viene spiegato, se è stato davvero il farmaco a salvare quella vita, con cosa si siano salvati quei pazienti che invece hanno assunto il placebo…!

(Fonte: Partecipasalute; “Lettera a un medico sulla cura degli uomini” G. Cosmacini e R. Satolli (2003)

 

Un altro utilizzo inquietante dell’informazione in medicina è quello finalizzato a creare nuovi malati.

Viene definita l’industria della salute, in inglese “disease mongering” (commercio di malattie)

 

E questo non accade solo, come abbiamo già visto, grazie alle campagne di sensibilizzazione e prevenzione, ma con metodi ancor più strutturati sulla paura.

 

AMPLIARE I CRITERI DIAGNOSTICI  DELLE  MALATTIE

È un altro stratagemma, per indurre nella percezione delle persone un’ipnosi di malattia e di necessità di cura immediata.  La modifica dei criteri diagnostici delle malattie viene effettuata da panel di esperti di organizzazioni e società scientifiche che mantengono relazioni finanziarie con l’industria farmaceutica e tecnologica.

 

L’industria riesce a influenzare i medici e la società, grazie al finanziamento di organizzazioni professionali, associazioni di pazienti, fondazioni di ricerca, campagne di sensibilizzazione sulle malattie, iniziative di formazione continua.

( Fonte: Fondazione GIMBE, Bologna  Evidence 2012)

 

Si abbassano le soglie dei valori definiti anomali e si creano nuove malattie.

A partire da un valore che è appena al di sopra di quelli che vengono definiti i parametri normali, si costruisce una nuova malattia. In questo modo si trasformano in malattia dei normali parametri fisiologici che, a limite, potrebbero indicare solo un rischio.

Sul British Medical Journal, Ray Moynihan, giornalista scientifico, elenca alcune “nuove malattie, specificando anche come dietro ad ognuna, ci sia sempre uno sponsor farmaceutico (Fonte: Cinzia Colombo, istituto ricerche farmacologiche Mario Negri)

 

La preipertensione, per esempio, è nata così. Non da sintomi, ma che viene venduta come il preambolo per il possibile futuro rischio di insufficienza cardiaca, attacco di cuore e ictus.

 

O la premenopausa, i cui sintomi si possono verificare anche 5 anni prima della menopausa e sono: ciclo irregolare, che sia abbondante o scarso è uguale, anemia, stanchezza, gonfiore intestinale, tensione mammaria, disturbi dell’umore, insonnia o ipersonnia è uguale, difficolta di concentrazione, pianto, ipocondria, stanchezza, affaticabilità, calo della libido, perdita di memoria, vampate di calore.

… Se questi sono i sintomi, penso di essere in premenopausa da quando sono nata!

 

Il diabete gestazionale. La soglia dei livelli di glucosio nel sangue è stata abbassata così tanto che ora le donne in gravidanza a cui è stato diagnosticato sono oggi più del doppio.

 

Abbassamento di soglia anche per: colesterolo, pressione arteriosa, glicemia, sterilità, infarto miocardico.

 

Alcuni esempi di nuove malattie:

 

=> L’intestino irritabile (stitichezza, diarrea e meteorismo) è diventata una sindrome!

Come sia successo lo spiega un articolo pubblicato sul British Medical Journal, scritto da tre australiani: un giornalista, un medico di famiglia e un professore di farmacologia.

 

Nell’articolo si parla di un documento riservato, un “programma di educazione” studiato a tavolino, per instillare nei medici l’idea che dietro a questi sintomi abbastanza comuni, in realtà si celasse una malattia che, come tale, andava curata. Quest’idea doveva essere “fissata nella mente dei dottori e dei pazienti come uno stato di malattia significativo e a sé stante”.

Questa strategia di marketing organizzata per lanciare un nuovo farmaco della Food and Drug Administration americana, si è interrotta a causa del ritiro del farmaco per i gravi effetti che provocava. Ma, purtroppo, per noi la Sindrome del colon irritabile fa ormai parte delle nuove malattie.

 

=> Stitichezza cronica o disturbi dell’alvo: chi non va di corpo spontaneamente almeno tre volte la settimana da oltre sei mesi.

 

=> L’Osteoporosi, la rarefazione dell’osso, passa da fattore di rischio a malattia. Da notare è che l’Organizzazione mondiale della sanità ha fissato i criteri di normalità facendo riferimento alla saldezza delle ossa delle donne giovani. Inoltre l’osteoporosi viene identificata su base strumentale, dando alla diagnosi un elemento di obiettività, quando in realtà la soglia per definirla malattia è arbitraria.

 

=> Fobia sociale, dove semplici problemi comportamentali, personali o sociali, come per esempio la timidezza, diventano disturbi psichici.

 

=> Disfunzioni sessuali femminili e disfunzione rettile (l’impotenza) difficoltà sicuramente fastidiose, diventano malattie definite “assillo universale”, grazie al quale è stato immesso sul mercato il cerotto al testosterone.

 

=> Addirittura la calvizie è diventata un problema medico, giustificando con l’affermazione che è uno stato che crea panico e traumi.

 

=> La fatigue, sintomo attribuito a malattia oncologica o psichiatrica che implica: stanchezza, spossatezza, dolori alle gambe, difficoltà a salire le scale o a camminare, difficoltà di respirazione anche nello svolgere una leggera attività, insonnia o ipersonnia, difficoltà a compiere normali attività come cucinare, rifare il letto, ecc., difficoltà nel concentrarsi, frustrazione, ansia, depressione. Sintomo utilizzato per il lancio delle eritropoietine.

=> le crisi di riso e pianto incontrollati, sindrome denunciata sul New York Times come costruita ad hoc per una molecola in cerca di mercato. (Fonte: New York Times «Nasce prima il farmaco o la malattia?»)

 

=> Il mild cognitive impairment è la fase di transizione tra l’invecchiamento normale e la demenza, cioè anziani, perciò potenzialmente a rischio di sviluppare l’Alzheimer … Praticamente diventare anziano è una malattia. In questo modo gli anticolinesterasi hanno un mercato più vasto.

 

=> la sindrome da iperattività e deficit di attenzione, ottima scusa per vendere il metilfenidato.

 

Altri esempi: Menopausa, artrite reumatoide, celiachia, depressione, incontinenza, insonnia, melanoma, obesità, psoriasi, sindrome della defecazione ostruita, sindrome delle gambe senza riposo, sindrome metabolica, tumore alla prostata, vitiligine…

 

Grazie all’abbassano delle soglie e alla creazione di nuove malattie, il business farmacologico ha la possibilità di trattare per anni soggetti che in realtà sono sani, per esempio persone con valori di colesterolo quasi nella norma o una osteoporosi near-normal e che non avrebbero mai vissuto l’evento per cui vengono trattati, come una sindrome coronarica acuta, o una frattura.
(Chobaniam 2003, Grundy 2004).

 

Sulla comunicazione ipnotica resta ancora molto da dire: col tempo troverete sempre più informazioni in merito e uno dei prossimi progetti riguarderà nello specifico una rubrica con la descrizione delle parole ipnotiche più pericolose utilizzate nel campo della salute e la loro ritraduzione de-ipnotica.

 

Pertanto… buona presenza a tutti!

- Simona Cella

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