Intervento di Mauro Sartorio al convegno Libera Salute del 4 dicembre 2016 a Milano:

“Qui oggi voglio portarvi due esperienze, personali e professionali: quella di Community Manager di una azienda multinazionale di tecnologia e quella di consulente sulle 5 Leggi Biologiche.

Come si conciliano queste due cose?

Si conciliano nell’analisi di un modo di comunicare che le reti sociali, di questi tempi, stanno portando all’esasperazione.
L’informazione circola alla velocità della luce ma, in realtà, la gente non comunica.

Avrete notato come, per ogni argomento, che si tratti di politica, di alimentazione, di gadget tecnologici o di salute, si creano fazioni.
Il fronte della Playstation contro quello della X-Box. Il fronte dell’iPhone contro quello del Samsung.
Il fronte vegano contro il fronte carnivoro.
Vaccini sì e vaccini no, chemio sì e chemio no.
Fronti in cui le persone si identificano in modo granitico.
Se nel campo dei gadget tecnologici questa identificazione produce conseguenze sui conti di un’azienda, nel campo della salute lo scontro può avere effetti drammatici che implicano la vita e la morte.
È per questo che diventa importante parlarne qui, oggi.

Perchè e come si creano questi eserciti?

Se li osserviamo con attenzione, questi eserciti, scopriamo che sono costituiti da esseri umani.
Esseri senzienti che soffrono, con le loro paure e i loro dolori.
Gli eserciti nel campo della salute, in particolare, sono largamente costituiti da militanti che hanno sofferto molto.
Da una parte il dolore di chi ha visto danneggiato, o ha visto morire, un proprio caro, in seguito ad una vaccinazione o ad una chemioterapia, dall’altro chi ha visto danneggiato, o ha visto morire, un caro perso tra le “medicine alternative”.

Questi ultimi sentiranno il bisogno di lottare contro “i ciarlatani”, gli altri contro i “medici assassini”.
Senza conoscere nemmeno le persone di cui parlano, specialmente al di là di un computer, si tratta di professionisti che fanno un mestiere nel migliore dei modi.

Se vi fermate a sentire, e non con le sole orecchie, in queste situazioni troverete sempre questi dolori.
Troverete che la rabbia che si manifesta non è rivolta al contenuto della polemica, né contro di voi (che siete avatar, neanche persone, totalmente sconosciuti); ma è rivolta a quel fatto doloroso nella sua storia personale.
Forse alla sua impotenza, al senso di colpa di non essere riuscito a fare di più per aiutare qualcuno… ed ogni altra sfumatura emotiva.
E adesso, però, qualcuno gli vuole portare via la sua rabbia, delegittimandola “perchè sbagli, sei ignorante”.
Immaginate uno che ha provato con tutte le sue forze a proteggere la mamma malata, e ha fallito. E qualcuno gli dice pure che sbaglia.
Ecco dove sta la rabbia.

Un altro dolore che alimenta la rabbia (e alla luce delle 5 Leggi Biologiche è anche più comprensibile) è legato ad una svalutazione che si manifesta nell’identificazione con qualcosa, con un gruppo, che sia una professione o un modo di essere o pensare.
E più uno è identificato, più proteggerà strenuamente un dolore, là dietro.
Quando la forza di qualcuno mette radici in questa identità e qualcun altro gliela vuole toccare in modo irrispettoso, è chiaro che reagisce.
Lo facciamo tutti.

Il contenuto dei dialoghi scivola in secondo piano: così avvengono discussioni al limite del linciaggio.
Situazioni in cui il parente di un paziente aggredisce qualsiasi medico o in cui il giornalista o l’esperto è capace di dare del “pazzo irresponsabile” a una remissione spontanea che non ha voluto seguire certe cure (ma sta bene!).

Si parla ma non si comunica.
Il contatto con l’altro non esiste, il rispetto esce di scena, restano il sofismo e la capziosità.
Si è in contatto esclusivamente e in modo solipsistico con il proprio dolore.

Mauro Sartorio - la comunicazione sulla salute in internet

Per questo la responsabilità di chi scrive e parla pubblicamente di salute è doppia, perchè molto spesso tocca e muove paure profonde, abissali.
Fare informazione, specialmente nel campo minato della salute in cui i dolori che si trascinano sono laceranti, non può prescindere da queste considerazioni.

Chi lavora a contatto con le persone e non fa solo divulgazione, che conosca o meno le 5 Leggi Biologiche, sa per esperienza che il conflitto di opinioni e lo scontro non hanno niente a che fare con la cura della persona.

Ora, in considerazione di tutto questo, ognuno può continuare a difendere la propria parte, battersi per i propri valori e per la propria identità, ma con la consapevolezza che si sta muovendo in difesa di un personale motivo interiore e che dall’altra parte sta avvenendo un movimento proprio dello stesso peso, non conoscibile e soprattutto non giudicabile.”

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